C’era un tempo in cui il gelato era il lusso alla portata di tutti. Quello che si concedeva anche chi aveva pochi spiccioli in tasca, quello che non richiedeva calcoli o rinunce. Quei tempi, a Palermo — e in buona parte della Sicilia — sembrano finiti.
Oggi un semplice cono può costare 3 o 3,50 euro. Una brioche con gelato, il rito estivo per eccellenza dei siciliani, arriva tranquillamente a 4 o addirittura 4,50 euro. Cifre che fino a qualche anno fa erano il prezzo di una pizza Margherita. Cifre che oggi ti guardano in faccia dal banco di molte gelaterie del centro, scritte su lavagnette in gessetto come se fossero del tutto normali.
Ma sono normali?
Dipende da chi rispondi. I gelatieri alzano le mani: colpa del costo delle materie prime, dell’energia, dell’affitto alle stelle nei locali del centro storico. Argomentazioni legittime, per carità. L’inflazione ha colpito tutti, nessuno escluso. Eppure c’è qualcosa che non torna, perché quei rincari non sembrano distribuiti in modo uniforme: la gelateria di quartiere spesso tiene prezzi ancora umani, mentre certi locali “instagrammabili” del centro applicano tariffe che sembrano calibrate sul turista straniero, non sul palermitano medio.

E il palermitano medio, quello che lavora, che ha una famiglia, che d’estate porta i figli a fare una passeggiata sul lungomare o in piazza, si trova davanti a una scelta sempre più scomoda: o rinuncia, o si indebita per un cono alla nocciola.
Il gelato come termometro sociale
C’è chi dirà che stiamo esagerando, che quattro euro per una brioche con gelato non sono la fine del mondo. Forse. Ma il punto non è solo il prezzo in sé: è quello che rappresenta. Il gelato in Sicilia non è mai stato semplicemente un dolce. È un gesto quotidiano, quasi identitario. La brioche con gelato a colazione è cultura, è abitudine tramandata, è uno dei pochi piaceri condivisi trasversalmente da ogni ceto sociale.
Quando anche quello diventa un lusso, qualcosa si rompe.
E i turisti?
Qualcuno potrebbe obiettare che i turisti — sempre più numerosi in Sicilia — reggono quei prezzi senza battere ciglio. Vero. Ma costruire un’economia della ristorazione e del commercio locale tutta orientata al visitatore di passaggio è una strategia miope. I turisti vanno e vengono. I palermitani restano. O almeno, quelli che non sono già andati via.
Il rischio, concreto, è quello di trasformare il centro delle città siciliane in scenari svuotati di vita autentica: belli da fotografare, inaccessibili da vivere.
Quanto vale un cono di gelato?
La risposta giusta sarebbe: dipende da come è fatto, dagli ingredienti, dalla qualità. Ed è giusto pagare il lavoro artigianale. Ma è altrettanto giusto chiedersi quando il “prodotto di qualità” diventa solo un alibi per margini esagerati.
Intanto, c’è chi ha già trovato la soluzione: si prepara il gelato in casa. Qualcun altro ha smesso di andare in gelateria. E qualcun altro ancora continua ad andarci, ma con la sensazione sempre più fastidiosa di essere preso in giro.
Un cono alla volta.

