Il tribunale di sorveglianza di Potenza ha scarcerato Pietro Pollichino, esponente di Cosa nostra nel mandamento di Corleone, detenuto in regime di Alta sicurezza (quindi non al 41bis) nel carcere di Melfi. Condannato in via definitiva a sei anni e otto mesi per associazione a delinquere di stampa mafioso, Pollichino oggi ha 78 anni.
È “indubbio lo spessore criminale” ma l’emergenza coronavirus “rende difficoltoso” curarlo sia in carcere che nelle strutture sanitarie vicine al penitenziario. Per questo motivo il tribunale di sorveglianza di Potenza ha scarcerato Pietro Pollichino, esponente di Cosa nostra nel mandamento di Corleone. L’anziano boss di cosa nostra corleonese dovrà scontare i domiciliari nella sua casa di Contessa Entellina sino al fine pena fissato nel luglio del 2021.
Il detenuto, scrive il tribunale di Sorveglianza, non si è ravveduto né ha collaborato con la giustizia. Quindi il giudice ritiene “indubbio lo spessore criminale” e pertanto non può essere rimesso in libertà. Ma, per lo stato di salute, l’attuale situazione epidemiologica “rende difficoltoso fare ricorso ai trattamenti sanitari presso i presidi territoriali esterni”.

“Questa indulgenza penitenziaria e’ gravissima e inammissibile. I mafiosi, che per giunta non si sono pentiti, devono rimanere dietro le sbarre per espiare fino all’ultimo giorno le proprie colpe”. Lo afferma in una nota il senatore della Lega e vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, Pasquale Pepe, rispetto al caso del tribunale di sorveglianza di Potenza che ha autorizzato la scarcerazione di Pietro Pollichino, detenuto nel carcere di Melfi per associazione a delinquere di stampo mafioso e condannato, nel 2018, a 6 anni e 8 mesi di reclusione.
Pepe spiega che il tribunale ha chiesto più volte risposte al dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia, senza tuttavia riceverne. “Cosi’ – aggiunge il senatore del Carroccio – potrà tornare in Sicilia un reggente di Cosa Nostra mai pentitosi, appartenente al mandamento di Corleone che e’ stato di Toto’ Riina, e sospettato di pianificare un attentato dinamitardo all’allora ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dopo l’inasprimento del 41 bis”. Nella richiesta di scarcerazione si segnala che le condizioni di salute del detenuto non sarebbero compatibili con l’emergenza da coronavirus.
Il senatore a tal proposito ricorda come con il gruppo della Lega in Commissione abbia proposto di destinare locali specifici di istituti penitenziari e di ospedali militari alla detenzione di malavitosi “che non possono e non devono essere messi in condizione di spassarsela ai domiciliari, da dove – precisa – potranno tentare di riannodare i rapporti con le reti mafiose. Non c’e’ coronavirus che tenga. I criminali che hanno seminato violenza e morte devono rimanere in carcere” conclude Pepe che chiede l’intervento del ministro della Giustizia.
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